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Santarcangelo di Romanga

C’è il mercato, il venerdì mattina a Santarcangelo ed è magico essere lì  presto, quando l’aria è carica di aspettativa, gli sguardi sono ancora un po’ assonnati,  i prodotti appesi o in fila, ben ordinati sulle bancarelle. Tutto è lì, curato nei dettagli e pronto ad accoglierla, riceverla, farle festa.  Ed eccola che arriva: la variegata folla che accende il mercato. E’ un coro di voci, di mani che danzano, di corpi che provano, di piedi che vanno. Tutti guardano, toccano, sollevano, rimescolano: la T-shirt con le paillettes, i bei tessuti  romagnoli stampati con la tecnica “a ruggine”, la passamaneria di pizzo, gli orecchini all’ultima moda, il berrettino per il mare altrimenti ti prendi l’insolazione. C’è di tutto nella grande Piazza Ganganelli, tutt’intorno all’Arco omonimo anche se qui, per tutti, è l’arc de Bech, (l’Arco dei becchi o cornuti), a ricordare che la vita è tutto un film, come cantava Arbore! In questi giorni, sotto la volta non penzola nulla, ma l’11 novembre, quando si consuma la Fiera di San Martino, due enormi corna bovine sono appese sotto l’arco, un po’ per monito, un po’ per scaramanzia.  Siamo così, noi romagnoli, un po’ burloni, un po’ irriverenti, sempre pronti a stare al gioco  e a non prenderci mai troppo sul serio.
Imbocco la Via Molari e mi chiudo dietro le spalle la vivacità del mercato. All’angolo della piazzetta omonima c’è una rosticceria-piadineria che è uno spettacolo per gli occhi ed una gioia per il palato. I cassoni con le erbe di campagna o la piadina con le verdure in gratin, sono un autentico piacere gastronomico, ma è ancora presto per uno spuntino. Proseguo. E’ una bellissima giornata di sole, i balconi  un’ esplosione di vasi fioriti. La stradina che si inerpica sul colle Giove porta dolcemente al nucleo antico di Santarcangelo: una bomboniera dentro alle sue mura quattrocentesche. Al numero 548 della piazza Bacchi, un calzolaio pazzo ha appeso una cornice di scarpe tutt’intorno alla sua bottega. Sono scarpe vere, messe lì a reclamizzare il suo antico mestiere, o forse per augurare un buon cammino. In fondo alla piazza, la Chiesa Collegiata; dall’altra parte “La Sangiovesa”, un’istituzione nella Santarcangelo dei sapori e cibi del territorio. La grande insegna, disegno del grande regista Federico Fellini, riproduce un provocante donnone con due grandi seni scoperti. Invita ad entrare. All’interno, l’osteria è  una meraviglia architettonica dove risaltano le bellissime stufe in ceramica dipinte dal grande poeta e sceneggiatore Tonino Guerra. Un piatto di strozzapreti con sugo agli strigoli aumenta la mia salivazione, ma non cedo alla tentazione.

Alcune figure catturano la mia attenzione. Tre suore, vestite di bianco e con in testa un velo azzurro cielo,  stanno salendo, davanti a me, i gradini della viuzza, su, fino in cima. All’improvviso mi sento dentro ad un  quadro di Boschetti, famoso pittore santarcangiolese. Non so come mai, ma nei suoi dipinti, che raccontano scene di vita e di operosa quotidianità, nessuno è mai visto in volto. Ognuno è sempre intento ad osservare la scena che gli si para davanti così come lo spettatore dinnanzi al quadro. Seguo il fluire bianco delle tre vesti delle monache. Il loro incedere è gioioso. Odo qualche risata e poi  slam, il battere del portone del convento rompe il silenzio e inghiotte le tre monache. Loro sono arrivate. Io no. In realtà non ho una meta, ma è troppo bello girare a testa in su, tra contrade, viuzze, piazzette, palazzi e casette all’ombra del Campanone Vecchio, la vecchia torre campanaria che con il suo grande orologio tondo dice che è ora di pranzo. Finalmente! Raggiungo l’austera Rocca Malatestiana che sovrasta Santarcangelo. Ne vale davvero la pena. Il paesaggio che si gode dalla terrazza del mastio è magnifico: da un lato la valle del Marecchia si apre ampia fino alle colline e alla Repubblica di San Marino, dall’altro l’azzurra linea del mare di Rimini & C.  Riconquisto la rosticceria-piadeneria. La piada! Ne vado matta e quando ne sto lontano a lungo soffro d’astinenza.  Ha origini antiche. Nasce ai tempi dei Romani e nel medioevo diviene il cibo dei poveri. Non c’è cosa che non sia buona se accompagnata con la piada. Si mangia con tutto: erbe crude o cotte, salumi e formaggio, nutella. Opto per la versione classica: squacquerone, prosciutto e rucola.  L’az dora, si allunga da dietro il banco che ci separa e mi porge il sacchettino con la mia piada calda. Cammino così, mangiandomi questa prelibatezza, tra la fine del mercato.

foto santarcangelo
foto santarcangelo
foto santarcangelo
Links Santarcangelo  
www.iatsantarcangelo.comwww.comune.santarcangelo.rn.it
www.metweb.org
www.stamperiamarchi.it
www.bottoni-museo.it, www.vallemarecchia.it
www.santarcangelofestival.it
DA VEDERE

Chiesa Collegiata. Edificio del 1700 con capolavori pittorici come: la superba pala di Guido Cagnacci (1635), un Crocifisso dipinto su tavola da un ignoto pittore  del 300 riminese e il dorato polittico di Jacobello (1385). Quest’ultimo quadro si compone sedici tavole, racchiuse in cornici gotiche di finissimo intaglio, in cui sono rappresentati la Crocifissione e la Madonna col Bambino fra numerose figure di santi.

Pieve paleocristiana. Dedicata al culto di San Michele, risale al VI sec. E’ sul piano, a un chilometro dal paese.

Grotte tufacee. Un centinaio di costruzioni sotterranee bucherellano il colle formando un affascinante e misterioso reticolo ricco di storia.

Museo etnografico degli usi e dei costumi delle genti di Romagna. Tra i principali musei nazionali dedicati alle tradizioni popolari, racconta il mondo rurale della Romagna e le usanze della sua gente. Di particolare interesse la raccolta di un centinaio di cavee, cavicchi di ferro battuto usati nel passato per bloccare il giogo dei buoi al timone del carro.

Museo Storico Archeologico (MUSAS).  Da non perdere, la tavola con la Madonna con il bambino tra San Francesco e San Giorgio, opera del pittore ravennate Luca Longhi (1531).

Mangano a ruota. Conservato presso la bottega della famiglia Marchi, è un’eccezionale pressa a ruota del 1600 ancora funzionante. Per peso e dimensione, è unico al mondo.

Museo del bottone. Originale esposizione di innumerevoli quadri che raccontano la storia e l’evoluzione del bottone. Esemplari ultracentenari.

EVENTI

Festival del teatro in piazza, oggi Santarcangelo dei Teatri, è considerato uno tra i più importanti d’Italia. Nell’estate del 1971 si tenne la prima, pionieristica, originale e avventurosa edizione e da allora ogni anno, nel mese di luglio, si rinnova l’appuntamento culturale con spettacoli e laboratori, musica, danza e incontri. Un evento da non mancare!

Fiera degli uccelli o di San Michele (Settembre) e Fira de bech o di San Martino (novembre). Due grandi feste plurisecolari che segnavano il passaggio delle stagioni e scandivano i tempi per  l’acquisto e la vendita del bestiame. Santarcangelo è la città che meglio ha conservato queste tradizioni. Grande mercato, scintillante parco giochi, iniziative culturali e gastronomiche per un bagno incredibile di folla. "La nebbia agli irti colli ..." G.Carducci

Mercatino dell’antiquariato. Ogni prima domenica del mese in piazza Ganganelli.

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